Pillole di Web 2.0 : Le conoscenze contano…

LinkedIn“La rete sociale personale, piccola o grande che sia, può essere d’aiuto anche nel lavoro. Basta iscriversi ad un servizio di condivisione di profili professionali in cui le conoscenze sono fondamentali.”

La filosofia alla base di LinkedIn è molto semplice: le conoscenze contano. Scandalizzati? Eppure funziona così da sempre. Se conosci, ottieni il posto più facilmente. Intendiamoci, non stiamo parlando di raccomandati nel senso deteriore del termine. Pensiamo piuttosto alle referenze, quel concetto più sfumato che fa sì che un potenziale datore di lavoro si informi sulle nostre precedenti esperienze. Perché se è vero che la raccomandazione è un abuso di potere, la referenza positiva è invece un’ottima moneta di scambio.


Richiedere referenze, però, è sempre stato un po’ complicato (quando non decisamente delicato). Dal punto di vista di un datore di lavoro implica una serie di telefonate nei posti giusti. Dal punto di vista del potenziale neo-assunto implica una buona dose di fiducia negli ex capi e collaboratori («Che cosa diranno di me?»). Con LinkedIn tutto diventa più facile: ci si iscrive, si parla di sé, ci si mette in contatto con colleghi, ex colleghi (persino ex compagni di scuola), si commenta il lavoro degli altri e si lascia che gli altri commentino il nostro. Alla fine, si hanno due ottimi risultati: diventa più facile cercare lavoro, grazie ai propri contatti (e ai contatti dei propri contatti) e si possono fornire le proprie referenze in un attimo.

L’iscrizione è gratuita e molto semplice. Basta inserire i propri dati personali e rispondere ad alcune domande sulla propria attuale posizione lavorativa. Il resto verrà dopo. Al momento dell’invio dei dati viene chiesto che uso si vuole prevalentemente fare del network (in sintesi, se si vuole usare LinkedIn per trovare o per essere trovati). A questo punto ci troviamo nella pagina principale di LinkedIn, dove sarà possibile esplorare le diverse funzionalità grazie al menu principale. Ma prima di tutto sarà opportuno dettagliare maggiormente il proprio profilo, sviscerando il proprio curriculum, e cercare di espandere il proprio network inserendo i primi contatti.

Per quanto riguarda il primo step, basta portarsi su My Profile nel menu principale. Popolare di dati il proprio profilo non è certamente una cosa breve. Si può iniziare inserendo la propria ultima posizione lavorativa: è quello che in genere fanno tutti. Ma se si desidera che il proprio profilo sia più visibile, sarà opportuno recuperare anche le posizioni lavorative passate, gli studi, gli hobby, le informazioni addizionali, le diverse aree di expertise. In effetti, costruire un profilo in LinkedIn è un po’ come preparare il proprio curriculum vitae, con la differenza che in questo caso c’è qualche aiuto “elettronico” in più. Vale, come sempre, l’avvertenza di esprimersi in italiano solo se si vuole far parte di un network esclusivamente nazionale (altrimenti, meglio l’inglese). L’aspetto curioso è che LinkedIn azzarda anche una sorta di valutazione del profilo inserito. Non si tratta ovviamente di giudizi di merito, ma di completezza dell’informazione. Un profilo che evidenzia solo i dati personali sarà completo al 5%. Un profilo che riporti tutto quanto presente nel proprio curriculum sarà completo all’80%. Per arrivare al 90-100% occorrono le famose raccomandazioni, che solo i nostri contatti possono fornirci.

Aggiungere contatti al proprio network è molto più divertente che non compilare il proprio profilo. LinkedIn propone la metafora dei “sei gradi di separazione”, secondo la quale ogni essere umano è connesso in qualche modo a qualunque altro essere umano attraverso una catena di massimo sei conoscenti intermedi. Per brevità, però, LinkedIn si limita a tre gradi di separazione (conoscenze dirette, contatti dei propri conoscenti e contatti dei contatti dei propri conoscenti). Va da sé che ci sono diversi modi di entrare in contatto con altri utenti. Il primo, e più semplice, è quello di cercare colleghi, ex colleghi ed ex compagni di università tramite l’interfaccia predefinita che si basa sui nomi delle aziende e delle scuole precedentemente inserite nella sezione My Profile. Per farlo, basta selezionare Colleagues o Classmates nel menu “My Contacts”. Una volta trovati, si può far loro richiesta di essere aggiunti al proprio network. Nella pagina iniziale di “My Contacts”, a poco a poco, appariranno i primi nomi.

Un altro modo di cercare su LinkedIn è quello di interfacciare l’applicazione con la propria rubrica di Outlook o Outlook Express. La procedura è facile e sicura: cliccando su Other Contacts la ricerca viene avviata e gli indirizzi della propria rubrica verranno comunque tutti memorizzati in LinkedIn, per eventuali futuri inviti da inviare a nuove persone. Con questo tipo di ricerca è anche possibile vedere immediatamente quali dei nostri conoscenti sono già registrati su LinkedIn e quali invece bisogna invitare con un invio standard o personalizzato di e-mail. Per qualsiasi altra esigenza, ovviamente, vale la ricerca semplice ed avanzata disponibile alla voce “People” (ricerca per nome, keyword, azienda, etc).

Abbiamo accennato alle raccomandazioni: non si sfruttano appieno le potenzialità di LinkedIn se non si entra nel gioco delle referenze reciproche. Sul nostro profilo pubblico, infatti, compariranno le persone che noi abbiamo “raccomandato” e (cosa ancor più utile) le referenze che altri hanno scritto su di noi. I più attivi nelle reti sociali hanno decine e decine di raccomandazioni (ma è ovvio che bisogna aver fatto molti lavori e aver conosciuto molte persone a loro volta utenti di LinkedIn). Diciamo che avere da tre a cinque referenze è già un ottimo risultato per un utente medio.

Per raccomandare o essere raccomandati, il punto di partenza è la pagina dedicata al proprio profilo. È lì che troviamo i link recommend o get recommended. Richiederla è semplice: una volta cliccato il link apposito si arriva ad una pagina di invio mail. Sarà necessario selezionare il lavoro per il quale richiediamo una referenza, il contatto al quale chiediamo di “raccomandarci” e scrivergli un breve messaggio. Il resto sta al buon cuore del nostro contatto. Ovviamente lo scambio dovrebbe essere reciproco. Scrivere una referenza per qualcuno è altrettanto veloce, e si può fare su richiesta o meno. Viene richiesto se il contatto in questione è o era un collega, un fornitore o un business partner. Se si tratta di un collega o di un business partner, il sistema richiede la posizione lavorativa di entrambi e una specifica del tipo di interazione tra noi e il “raccomandato” (capo/dipendente, collega/collega, partner di aziende diverse ecc.). Se si tratta di un fornitore vengono richieste tre qualità caratteristiche e il tipo di servizio fornito. Ricordiamoci di scrivere la referenza in inglese se il nostro contatto usa preferibilmente quella lingua.

L’uso di LinkedIn, una volta definito il proprio profilo e il proprio network di professionisti e amici, non sarà comunque passivo. Come e più di un servizio specializzato in online recruiting, LinkedIn può essere utilizzato con successo da chi cerca lavoro in particolari campi o addirittura in aziende specifiche e da chi cerca professionisti validi da assumere o da coinvolgere in progetti a lungo e breve termine. Basta portarsi sulla sezione Jobs & Hiring: si può fare una ricerca libera o consultare le offerte “mirate” proposte da LinkedIn. In genere si tratta di offerte ritagliate sulla propria professionalità e inserite da persone che hanno al massimo tre gradi di separazione da noi. Per cercare un candidato, invece, c’è la sottopagina Hiring and Recruiting, ma il servizio è a pagamento (145 dollari ad annuncio).

L’ultima novità del network è la sezione Answers, che pare la naturale evoluzione di tutto quanto LinkedIn è stato negli ultimi quattro anni: una rete di professionisti non dovrebbe prescindere, infatti, dall’essere anche un importante nodo di condivisione della conoscenza. Per questo, è possibile delle domande specifiche, relative ai più diversi campi professionali, e postarla nel network attendendo che gli “esperti” (siano essi contatti o meno) rispondano. Non c’è motivo per cui noi stessi non possiamo diventare esperti. Basta avere il tempo e la voglia di scovare le domande più attinenti al nostro campo e rispondere: se le nostre risposte vengono votate come best answer, guadagneremo punti (e visibilità) all’interno della comunità.

LinkedIn, in definitiva, è un servizio da provare: è ormai più che testato e abbastanza diffuso anche in Italia (almeno tra i professionisti del settore web & IT), ed è la dimostrazione pratica che non sempre il web 2.0 serve per giocare, come troppo spesso si pensa.

Da apogeonline.com

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